UN ATTEGGIAMENTO dal quale non sembra estraneo l'incontro di
lunedì a Milano con i vertici della Lega Nord, che, nelle sue
intenzioni gli avrebbero dovuto dettare la linea, e offrire
tutte le pezze giustificative delle prossime mosse. Invece,
sembra che in via Bellerio abbiano lasciato la patata bollente
nelle mani del sindaco, nel nome di una riconosciuta autonomia
amministrativa. Mentre i leader (ieri al tg5 ha parlato Roberto
Maroni ribadendo che si sarebbe fermato alla intitolazione a
Miglio della scuola) hanno mantenuto la loro linea di cautela.
Così si racconta in paese di una riunione di giunta, lunedì fino
a tarda sera, con musi lunghi e una certa tensione con sindaco e
assessori proiettati a studiare la migliore soluzione possibile
per difendere in solitudine (almeno in tema di totale copertura
politica, perchè Oscar Lancini nutre ad Adro un certo consenso,
che non ha mai perso occasione per coccolare) quei 700 simboli
che l'onorevole Gelmini ha chiesto di rimuovere.
SUL TAVOLO del sindaco poi è arrivata ieri una lettera dello
studio legale Polizzi-Guarisco e associati con il quale
l'avvocato Alberto Guarisco chiede, a nome della Cgil e della
«Federazione dei lavoratori della conoscenza» di Brescia e in
rappresentanza dei rispettivi segretari generali, di rimuovere i
simboli dalla scuola perchè, scrive, «pare indubbio che un
lavoratore costretto ad operare in un luogo di lavoro dove
vengono utilizzati e esposti al pubblico in misura così
insistente i simboli di un partito politico si trovi in una
situazione di svantaggio, vedendosi costretto a lavorare in un
contesto politicamente connotato, laddove invece il suo
contratto di lavoro è stato stipulato con un soggetto (lo Stato)
privo di tale connotazione e anzi caratterizzato dalla più
assoluta neutralità e "laicità"».
PER IL LEGALE ce n'è abbastanza per violare oltre all'articolo 3
della Costituzione (l'uguglianza delle persone senza distinzione
di opinioni politiche) e all'articolo 21 della Carta dei diritti
fondamentali dell'Ue anche il Decreto legislativo contro le
discriminazioni nei luoghi di lavoro che ha recepito una
direttiva comunitaria in tal senso. La lettera si chiude con
l'auspicio di una rapida rimozione e, in caso contrario, con
l'assicurazione di una azione giudiziaria come prevede il
decreto legislativo 216 del 203 sulla discriminazione nei luoghi
di lavoro.
Qualche indicazione da parte delle istituzioni, si spera,
dovrebbe arrivare oggi dal «question time» della Camera dei
deputati dove è in discussione una interrogazione presentata dal
gruppo del Pd. Un'interrogazione (e anche questo potrebbe essere
un segnale di disagio in casa leghista) non risponderà il
ministro Roberto Maroni in persona ma il ministro Elio Vito
(Rapporti con il Parlamento) tanto da suscitare le ironie del
bresciano Paolo Corsini.
INTANTO ad Adro, dove fra qualche giorno riaprirà la mensa delle
polemiche con una nuova gestione e un nuovo meccanismo che non
prevede menù speciali per motivi religioso e pagamento
anticipato dei pasti con l'acquisto dei buoni, è nata
l'associazione «Per il diritto alla mensa di tutti i bambini di
Adro» che fa riferimento ad alcuni volontari dell'Apap (il
vecchio sodalizio che gestiva la struttura, messa in
liquidazione ad agosto) e al vulcanico sacerdote don Angelo
Chiappa. Il gruppo ha aperto un conto corrente (il numero
25/00051778 "Per il diritto alla mensa dei bambini di Adro" Iban:
It72b08692 11204 025000251778) su cui sono stati depositati
quasi 700 euro, (500 raccolti sabato scorso durante la
manifestazione contro "il sole delle Alpi") con il progetto di
contribuire al pagamento della mensa ai figli dei disoccupati,
dei cassaintegrati e dei meno abbienti. «Ognuno può aiutarci -
spiega don Angelo - versando un contributo. Una commissione
valuterà poi le situazioni per deliberare modalità e quantità
del contributo».
Marco Toresini e Giancarlo Chiari