Repubblica: Adro, il Sole padano resta a scuola "A casa nostra comandiamo noi"
PIERO COLAPRICO da Repubblica
- Le porte si sono aperte, ma sotto gli androni del municipio ci
sono stati ressa e proteste. Sventolano le bandiere italiane, ma spunta anche un
vistoso cartello contro il «regalino» di 800mila euro che lo Stato italiano ha
fatto, nonostante i rigori della finanziaria, a una scuola padana, gestita
guarda caso - «Bossi tiene famiglia», si legge sul cartello - dalla moglie del
leader leghista. Insomma, è tutto il giorno che s´inseguono polemiche che hanno
per epicentro Adro e la Lega. E ha fatto discutere i seimila abitanti, e non
solo, anche la vicenda di una donna della Cgil che è stata malmenata da un´altra
donna, davanti alla nuova scuola: «È tutta colpa tua», le dicevano altre mamme,
di prima mattina già nervose.
Il diverbio, finito nella caserma dei carabinieri, rivela uno
stato d´animo curioso: molti leghisti di questa terra ricca di industrie,
artigiani e vigneti famosi nel mondo, ritengono che la questione dei simboli non
è «reale», ma è stata «montata». E quest´occupazione della scuola pubblica con
settecento «soli padani», su banchi, lavagne, ingressi, sul tetto e pure sui
cestini, non sembra un inquietante stalking politico, anzi. Quel sole, spiegano,
è «una cosa nostra» (proprio queste sono le parole). E si scocciano perché ieri
Adro era di nuovo su tutti i telegiornali, perché anche il Quirinale ha
rilanciato la questione dei simboli.
Abito grigio sbottonato, aria sorniona, telefonino rovente, il sindaco Oscar
Lancini, si trova costretto ad aprire le porte al pubblico, giornalisti
compresi. Sindaco, toglie i simboli o no? «Non è all´ordine del giorno»,
contrattacca, sereno e pacifico. E anche poco prima aveva spiegato: «Il casino
l´avete fatto voi giornalisti, parlate di Adro, bene o male, ma ne parlate.
"Tanti nemici tanto onore", come diceva uno, anche se non sono di quella parte
là. A casa nostra comandiamo noi, il consiglio comunale si riunirà, prima o poi,
su questo tema, oggi risposte non ce ne sono. Che farò? Non lo so, fatevelo dire
dal consiglio che cosa farà…». E che farà? «Bisogna aspettare che cosa dice
Bossi».
Nel frattempo, Adro si è accorta che non è facile essere una sorta di
«mini-Stato» della Franciacorta. E che alcune regole un po´ strane, come
l´ordine - testuale da manifestone color blu - della seduta «segreta e a porte
chiuse per motivi di ordine pubblico», lasciano il tempo che trovano. I
consiglieri di opposizione, della lista civica Linfa, su questo «segreta» hanno
fatto per tutto il giorno il diavolo a quattro. Il prefetto da Brescia si è dato
finalmente una mossa. E il sindaco leghista, il principale responsabile della
moltiplicazione del «sole delle Alpi» nella scuola pubblica, deve cambiare
improvvisamente passo: «Ma non avevamo e non abbiamo niente da nascondere»,
ripete. Sa che ha i suoi fan e sono tanti: uno di questi, ben messo a muscoli,
l´ha appena definito «il nostro sindaco marchiano». Marchiano: ossia? «Uno che
marchia il territorio, questa di Adro è una cosa che entrerà nei libri di
storia», annuncia ispirato, e il che può essere vero, ma solo ce si sarà la
secessione, mai tramontata nello zoccolo duro leghista.
I lavori dunque sono aperti, cominciano alle 20.45 e la seduta, che finirà alle
22.10, non toccherà - «perché l´ordine del giorno non lo prevede» - il tema al
quale tutti guardano. Il lessico della burocrazia domina: bisogna verificare se
l´operazione finanziaria che ha permesso la costruzione della scuola sia stata
corretta. Le centinaia di persone che affollano la sala elegante - è ricavata
nell´antica rocca del paese - faticano a seguire la litania di cifre e
spiegazioni, ma «Il contratto è pubblico, la gente di Adro l´ha capita, ma
l´opposizione no», replica il sindaco.
«La gente di Adro» di fede leghista (oltre il 60 per cento) è schieratissima e
giornate come quelle di ieri la compattano. Va bene, il presidente Giorgio
Napolitano da Parigi fa sapere che ha «preso atto» della decisione del ministro
dell´Istruzione Maria Stella Gelmini: «Non ho fatto nessun intervento su Adro,
sarebbe stato tardivo ieri o l´altro ieri». Ma «ho avuto fiducia - diceva il
Presidente - che intervenisse come doveva il ministro». Certo, si contano i
parlamentari del Pd che hanno chiesto la rimozione del prefetto e che criticano
le risposte ufficiali del sottosegretario Guido Viceconte. Se la Cgil manda una
diffida al ministro affinché si spicci a far rimuovere i «soli padani», la
settantenne di Adro, Romanda Gandossi, sempre della Cgil (pensionati), spiega
che quando è stata spinta, in mattinata, «mi hanno aiutato solo le donne arabe».
Ma alla fine del consiglio, resta qualche grido, qualche slogan, ma poco più: e
i soli padani, o pagani che siano, restano al loro posto.