10/10/2008 Giornale di Brescia
BRESCIA - Nella settimana in cui il D.l. n.137 in materia di istruzione e università, detto Decreto Gelmini, arriva in Senato, il mondo della scuola si mobilita e annuncia battaglia. L’intento della mobilitazione è quello di informare sui contenuti del provvedimento e invitare il Presidente della Repubblica a non apporre la firma su quello che è stato definito "il Decreto sfascia scuola".
Ieri i rappresentanti del «Comitato per la difesa della scuola pubblica» di Brescia, si sono riuniti nella sede di Radio onda d’urto, alzando i toni della protesta, e invitando studenti, genitori e personale della scuola a aderire alle due manifestazioni in programma nei prossimi giorni.
Domani pomeriggio, dalle ore 15, si terrà il presidio-festa in piazza Loggia, «dalla quale partirà anche un corteo, se la partecipazione fosse significativa», spiega Piero Calamandrei, referente per il Comitato. «Il D.l. n.137 approvato dal Governo, e il Piano programmatico collegato alla finanziaria, rappresentano un pericoloso attacco alla scuola pubblica italiana - continua Calamandrei -, che produrrà gravissimi danni a bambini e bambine, famiglie e a tutto i personale docente e non».
La risposta al Decreto sfocerà poi nell’adesione alla iniziativa nazionale «La notte per la scuola», prevista per mercoledì 15 ottobre dalle 16.30, secondo modalità che, a livello locale, saranno definite nei prossimi giorni. «L’idea è quella di identificare alcune scuole all’interno di 4 circoli didattici che possano essere punto di riferimento per tutti gli istituti della zona e coprire il territorio comunale», aggiunge Umberto Gobbi, rappresentante dei genitori per le scuole dell’infanzia.
Per ora le scuole identificate sono quelle del 5° Circolo - Colombo, Rodari, Torricella, S. Giacomo - e quelle del 2° Istituto comprensivo, Calini, Manzoni e Mompiani. Per il 4° circolo sono al vaglio le candidature delle scuole primarie Crispi, Deledda e Marcolini, mentre per la zona nord sarà proposta la primaria Casazza.
«Nella notte per la scuola i genitori verranno a prendere i figli, ma invece di tornare a casa si fermeranno a scuola con loro - spiega Roberta Torri, rappresentante docenti del 5° Circolo -. Organizzeremo momenti di informazione e confronto sul Decreto, ma anche giochi e animazione». Le ragioni della protesta riguardano, tra l’altro, «i 7,8 miliardi di tagli previsti nei prossimi 4 anni, la chiusura delle scuole con meno di 500-600 studenti, e la perdita di circa 200mila posti di lavoro».
Luisa Roda