BRESCIAOGGI

Venerdì 10 Ottobre 2008 cronaca Pagina 15

SCUOLA. Si moltiplicano le iniziative di protesta contro il decreto del ministro dell’Istruzione. Il 15 istituti aperti fino a sera inoltrata, scioperi fissati per il 17 e il 30

Una notte bianca contro la Gelmini

di Thomas Bendinelli

«Parteciperà anche Brescia alla «notte bianca» della scuola che si terrà mercoledì 15 ottobre in numerose città italiane, iniziativa lanciata da un gruppo di scuole bolognesi.
Ad annunciarlo, ieri nella sede di Radio Onda d’Urto di via Luzzago, alcuni degli esponenti del comitato bresciano per la difesa della scuola pubblica. «L’idea di fondo è che se il Governo vuole chiudere la scuola - spiega Pino Gianpietro, insegnante ed esponente dei Cobas -, noi a scuola ci andiamo anche di notte, tenendola aperta per genitori ed alunni».
E COSÌ IL 15, dopo il consueto orario di lezione, alcuni istituti cittadini resteranno aperti fino a sera inoltrata per momenti di animazione, convivialità, discussione e informazione ai cittadini. Due sono le sedi già individuate, la «Colombo-Torricella» per la zona ovest e la «Calini» per la zona centro. Nei prossimi giorni dovrebbero essere indivi duati anche gli altri istituti che faranno da catalizzatore, almeno uno per circoscrizione. Sempre nella giornata del 15 ci sarà inoltre anche l’occupazione di una scuola superiore (la sede non è stata resa nota) per iniziativa del Collettivo studenti in lotta.

Forti della partecipata manifestazione di sabato scorso in città contro il ministro Mariastella Gelmini, gli esponenti del comitato annunciano un «proliferare e un dilagare» di assemblee e momenti di discussione in numerosissime scuole della città e Comuni della provincia quali Bedizzole, Lonato, Bovezzo, Castelmella. E se a livello sindacale sono già due gli scioperi programmati, il 17 quello dei Cobas e il 30 quello del sindacalismo confederale ed autonomo, per quanto riguarda Brescia, oltre alla notte bianca, domani ci sarà anche un presidio-festa in piazza della Loggia (appuntamento alle ore 15) e a seguire una manifestazione in centro.
Il comitato ricorda che la mobilitazione contro il decreto legge 137 sulla scuola (che entro fine mese sarà convertito in legge) è una corsa contro il tempo «per salvare la scuola pubblica». Se in tutti gli ordini di scuola è previsto un aumento di 4-5 alunni per classe, nella scuola dell’infanzia si ritorna a una sola insegnante con turno solo antimeridiano, nella scuola elementare tornerà la maes tra unica e ci sarà la scomparsa del tempo prolungato, nelle scuola media e superiore ci sarà una riduzione dell’orario settimanale. Le conseguenze, sottolinea il comitato, saranno pesanti: tagli alla scuola pubblica per quasi 8 miliardi di euro in 4 anni, chiusura degli istituti con meno di 5-600 studenti, perdita di quasi 200 mila posti di lavoro.

Maurizio Bresciani, insegnante alla scuola elementare «Manzoni», rileva invece che non si tratta di riforma, bensì «di tagli indiscriminati e di ritorno al passato». E, aggiunge, «di un vero e proprio attacco all’occupazione femminile, dal momento che il 97 degli insegnanti di scuola elementare sono donne».