BresciaOggi 16 ottobre 2008
di Lucilla Perrini
Sarà un autunno di fuoco questo contro la riforma Gelmini. E a dirlo non sono i sindacati o i partiti dell’opposizione, ma i gruppi di genitori che si sono auto organizzati per fermare l’iter legislativo della nuova riforma sulla scuola. Ieri in alcune scuole cittadine è stata organizzata una notte bianca di protesta, gestita dai comitati dei genitori in tre primarie, Calini, Torricella e Crispi, e autogestita in quelle superiori, Abba e Leonardo.
Sui cancelli della scuola elementare Calini c’erano cartelli in tutte le lingue che invitavano i genitori a fermarsi con i loro bambini per un lungo pomeriggio di riflessione sulle novità della riforma, così come fuori dalla Torricella si invitava la gente a partecipare perché «Il futuro dei bambini non fa rima con Gelmini». È soprattutto la necessità di sensibilizzare le famiglie l’obiettivo di questa giornata «perché ci rendiamo conto - dice Elena Becchi, del Comitato genitori della Torricella - che i genitori ancora non capiscono gli effetti di questa riforma. Ma il passaparola è stato incredibile, si è creata una rete di comunicazione che ha permesso in alcune scuole l’organizzazione di un’iniziativa come questa».
In linea di massima il programma nelle tre scuole primarie era simile, con uno spazio di animazione dedicato ai bambini a partire dalle 16,30, curato alla Torricella dall’Arci Ragazzi che ha aderito all’iniziativa, uno spazio dibattito e un film «L’amore che non scordo» un documentario che racconta quattro storie di maestre, quattro realtà scolastiche e mette in risalto quella parte invisibile nei programmi didattici, quello scambio umano così vivo che fa l’effettiva qualità di una scuola considerata nel mondo una delle migliori.
L’idea di una «Notte bianca» o «Notte aperta »ha raccolto molti consensi e non solo tra i genitori «sono molti gli ex alunni, oggi adulti, che sono venuti a manifestare il loro appoggio e la loro protesta» dice Alison Leaney, del Comitato genitori della Calini. Soprattutto in quelle scuole elementari storiche per il tempo pieno, che vengono scelte appositamente per la loro offerta formativa «io abito a Berlingo, ma ho deciso di portare i miei due bambini alla scuola Manzoni proprio perché condivido il modo in cui è impostata la scuola. E ora che farò?» si domanda Annamaria Boccuti.
L'idea che una riforma che investe la scuola passi per decreto legge lascia perplessi «perché - spiega Cristina Ramponi, del Comitato genitori della Torricella - scelte così importanti devono essere il frutto di ricerca, di studio, di una concertazione e non devono cadere dall’alto. I passi avanti fatti nella scuola sono sempre stati il risultato di una sinergia tra insegnanti, genitori e bambini». Della stessa opinione Francesco Brogna, maestro della Calini «oggi – dice - la democrazia sembra venire meno, dato che ogni riforma dovrebbe essere frutto di un consenso. Così per una sera vorremmo che il cortile della scuola Calini diventasse una piccola agorà greca, dove attraverso il dialogo e il confronto si riaffermi la democrazia».
Sui contenuti della proposta della bresciana Maria Stella Gelmini le preoccupazioni sono molte. A partire dall’introduzione del maestro unico «che porterà inevitabilmente a un cambiamento dello stesso modo di insegnare – afferma Alison Leaney –- le classi saranno molto più numerose, non ci sarà omogeneità, per le maestre non ci sarà possibilità di confronto con le colleghe, il corpo insegnante sarà sempre più vecchio, perché le precarie saranno tagliate e soprattutto non sarà più possibile questo tipo di scuola, dove c’è incontro e sperimentazione».
A quale trasformazione andrà incontro la scuola, più di tante parole lo racconta il disegno di una bambina di quarta elementare della Calini con la maestra unica che, davanti a una lavagna scritta fitta e a una moltitudine di bambini, ordina «E ora ricopiate».
«Il problema – precisa Francesco Brogna – è che la società è cambiata e il maestro unico non può che essere inadeguato oggi, quando alla scuola si richiede un intervento di équipe con un alto grado di specializzazione legato alle diverse discipline». Inoltre «una pluralità di maestre - condivide Ramponi - offre più qualità anche delle relazioni che si instaurano tra l’alunno e l’insegnante». La speranza dei Comitati dei genitori è che questa movimentazione autonoma sia in grado di farsi sentire in vista dell’approvazione dei decreti applicativi, in cui è possibile apportare modifiche.
Giornale di Brescia 16 ottobre 2008
Un decreto imposto dall’alto, che cancella trent’anni di ricerca pedagogica e
didattica e che antepone esigenze economiche ai bisogni dei bambini». Una voce
unanime si è alzata ieri dalle scuole scelte dal Comitato per la difesa della
scuola pubblica nell’ambito della «Notte bianca» per dire no alla riforma
Gelmini.
Gli istituti primari Torricella-Colombo, Calini e Crispi hanno ospitato in orari inusuali, dopo la fine delle attività didattiche, momenti di intrattenimento e condivisione tra alunni, genitori e insegnanti e momenti di riflessione e di dibattito sullo scenario scolastico prospettato dal Decreto legge 137.
«La scuola primaria negli ultimi 30 anni ha sviluppato proposte, vissuto esperienze, diversificato risposte e prestato sempre più attenzione ai bambini e ora è ai primissimi posti a livello internazionale come qualità didattica - ha spiegato alla Torricella la maestra Luisa Pennacchio -. Tre maestri per classe rappresentano tre diverse intelligenze, tre sensibilità, tre modalità di valutazione. Il maestro unico toglie tutte queste possibilità così come priva i docenti della possibilità di confrontarsi, condividere e progettare insieme».
Il ripristino delle 24 ore di lezione è a sua volta definito dalla maestra Adriana Luppattelli «destrutturante in un sistema scolastico che funziona e in particolare per gli istituti a tempo pieno, a fronte di un curriculum che si è arricchito col passare degli anni».
Alla serata di discussione nella scuola di via Colombo hanno preso parte anche la pedagogista Ileana Montini, che ha sottolineato come «il decreto metta in discussione lo spirito che la didattica ha acquisito dalla fine degli anni ’60» e Carla Bisleri, docente e consigliere comunale, che ha infine evidenziato «la sua evasività e la presenza di molte lacune» e come «il decreto, che non avrebbe dovuto toccare le primarie, sia stato imposto dall’alto senza tenere conto dell’autonomia scolastica e dei Comuni».
Una serata autogestita promossa dalla Rsu si è svolta ieri anche all’Itc Abba-Ballini. c. c.
Giornale di Brescia 15 ottobre 2008
La protesta dalla scuola primaria si è allargata anche alle superiori. I primi sono stati i Collettivi di Bologna a dare il via e anche il Collettivo studenti in lotta di Brescia ha subito aderito all’iniziativa della «Notte bianca» contro la riforma Gelmini. Ieri hanno scelto di occupare il liceo Leonardo, che è l’edificio più grande, e dalle 16 a questa mattina, quando se ne andranno per consentire il normale svolgimento delle lezioni, hanno chiamato a raccolta gli studenti delle superiori cittadine. «C’è un via vai di ragazzi – racconta Valerio del Collettivo – il numero è variabile ma ne saranno passati duecentocinquanta».
L'obbiettivo della protesta è la riforma Gelmini in toto: «siamo contrari ai tagli che subirà la scuola e che non potranno che diminuirne anche la qualità - continua Valerio -. Il decreto prevede tagli per otto miliardi, 72 mila docenti e 42 mila posti Ata in meno, scelte economiche che dequalificano il servizio pubblico». Ai ragazzi delle secondarie non piace neanche il 5 in condotta «temiamo - spiega Valerio - che diventi un’arma in mano agli insegnanti o al preside, contro quegli studenti che sono attivi politicamente. Può bastare un’occupazione non condivisa da un professore per avere un 5 in condotta ed essere bocciati». Ieri dopo l’occupazione è iniziata l’autogestione, con un’assemblea il pomeriggio e un’altra di notte.
Anche l'Abba ha aperto le porte ieri dalle 20,30 alle 24 per una notte di protesta. L’Aula Magna ha ospitato il concerto rock dei The Trainers, una conferenza sui nuovi provvedimenti e la serata si è conclusa con la proiezione del film di Ken Loach «In questo mondo libero». In questo caso la «Notte bianca» è stata organizzata dalle rappresentanze sindacali dell’istituto «ci sembrava importante – dice Daniela Longinotti, Rsu Abba-Ballini – sensibilizzare studenti e genitori sugli effetti della riforma. Effetti che poco conosciamo anche noi, a breve le scuole superiori dovranno illustrare ai ragazzi di terza media la loro offerta formativa, ma non sappiamo ancora il numero di indirizzi».
La situazione è delicata anche per la riduzione del personale «noi ci
troviamo – precisa Longinotti – con le ore ridotte da 36 a 32, oltre ai tagli
c’è il blocco del turn over che ci porterà a una condizione fuori
dall’ordinario, eppure sappiamo poco su quello che ci aspetterà».
Secondo Daniela Longinotti la situazione è paradossale «si è tanto parlato dell’Alitalia,
e ora che vanno di mezzo tanti lavoratori l’opinione pubblica non è stata
informata».
L.PER.