Brescia 26 9 2008

Sono iniziate ieri le operazioni di sgombero e smaltimento dell’area occupata da nomadi a partire dall’inizio degli anni ’90 L’addio al campo di via Girelli

Finisce l’era dell’abusivismo, tornerà ad essere una zona agricola

La strada è sbarrata. Il cartello parla chiaro: demolizione abusi edilizi, committente Comune di Brescia. Sono state le ruspe inviate ieri mattina dal settore Edilizia della Loggia a porre fine alla questione del campo nomadi di via Girelli. Una vicenda iniziata alla metà degli anni ’90 e che si è avviata alla conclusione solo alla fine di luglio quando l’Amministrazione cittadina ha espropriato il terreno a ridosso del casello autostradale di Brescia Ovest. Un atto passato attraverso una delibera approvata dalla Giunta che rientra nelle iniziative promosse in campagna elettorale dall’ala leghista della coalizione che ha portato Adriano Paroli ad essere sindaco: chiudere e smantellare tutti campi nomadi della città.
In via Girelli le prime presenze di nomadi si registrano in alcuni verbali che la Polizia municipale aveva elevato all’inizio degli Anni ’90. In quel periodo infatti un uomo di nazionalità italiana aveva acquistato l’area agricola e dopo qualche settimana erano arrivate le roulotte e i caravan. Il primo abuso edilizio registrato nell’area che misura complessivamente 1.200 metri quadrati risale al 1994. Un sopralluogo dei vigili aveva scoperto una tettoia non dichiarata e non conforme alla specifica destinazione dell’area. In quell’occasione la costruzione fu abbattuta. Negli anni successivi però i verbali si sono succeduti, testimonianza di un terreno agricolo che via via è diventato un piccolo quartiere. I tecnici del settore edilizia del Comune che hanno seguito l’evoluzione del campo nomadi di via Girelli raccontano le fasi salienti della storia, dalla gettata della spianata di cemento alla costruzione delle casette. I proprietari dell’area hanno edificato alcune strutture e fatto arrivare nell’area prefabbricati e case viaggianti che sono poi rimaste ferme per anni. In tutto il periodo la popolazione del campo è rimasta pressoché stazionaria, attorno alle 20 unità suddivise in tre famiglie principali. Circa tre anni fa però si è registrato una sorta di picco, con il numero di abitanti del campo arrivati a quota 40. La posizione delle costruzioni abusive si è nettamente aggravata con l’istituzione del parco del Mella: casette e caravan fissi infatti venivano a trovarsi in un’area sottoposta a tutela ambientale.
Con l’insediamento della nuova Amministrazione è arrivata la svolta e quindi l’avvio dello smantellamento. Il passaggio decisivo è stata la scelta, politica, di sfruttare una possibilità offerta dalla normativa in materia di abusi edilizi: nel caso in cui i proprietari si rifiutino di abbattere le costruzioni l’area viene espropriata a titolo gratuito. E così è stato per via Girelli.
Ieri mattina quindi gli operai hanno prima di tutto bloccato la strada di accesso al campo con assi e transenne, hanno cintato il campo, fissato i cartelloni che dichiarano tutti i dettagli delle operazioni in corso e poi fatto strada alle ruspe e ai camion. Dal mattino fino alla sera si è lavorato e si andrà avanti anche oggi: rimozione di tutti i rifiuti, piccoli e ingombranti, demolizione delle costruzioni abusive fino alla piastra di cemento e agli scarichi interrati. L’ordine è chiaro: l’area deve tornare agricola.
Paolo Bertoli

 

«LE COSTRUZIONI ABUSIVE VANNO ABBATTUTE»

Rolfi: fatte rispettare le leggi

Le ruspe in azione nel campo nomadi di via Girelli

Il vicesindaco Fabio Rolfi«Le costruzioni abusive devono essere abbattute. È così da sempre. Quello che è cambiato è l’atteggiamento dell’Amministrazione: le regole saranno fatte rispettare».
Non usa mezzi termini il vicesindaco con delega alla sicurezza Fabio Rolfi nel commentare lo smantellamento del campo nomadi di via Girelli iniziato ieri mattina.
Secondo Rolfi «era una vicenda che si trascinava da troppo tempo, da oltre quindici anni, che era necessario chiudere. Le regole ci sono sempre state, ma nessuno ha avuto la forza e la determinazione per farle rispettare».
L’assessore non risparmia critiche alle Amministrazioni Corsini dell’ultimo decennio, riprendendo anche una serie di argomentazioni che lanciava già quando era presidente dell’allora Sesta Circoscrizione.
«Tutto quello che ha fatto il precedente governo della Loggia è stato concedere a queste persone la residenza. Una mossa che ha certificato che non si trattava più di nomadi come invece queste persone volevano far credere. L’ultima beffa era stata quella di assegnare addirittura il numero civico al campo di via Girelli».
Nel programma della Giunta Paroli però «abbiamo scritto che tutti i campi nomadi della città dovranno essere chiusi entro due anni e stiamo lavorando perché la scadenza venga rispettata».
«Il campo smantellato - prosegue Rolfi - è solo uno dei punti sulla lista delle cose da fare, altre sono state già fatte e molte arriveranno nei prossimi mesi».
Per arrivare alla demolizione di ieri «abbiamo operato costantemente su due piani - spiega Rolfi: - il primo è stato quello amministrativo, intimando loro lo sfratto e facendo capire che sarebbe stato eseguito. L’altro piano è consistito nel tenere alta la pressione con controlli praticamente quotidiani coordinati anche con le altre Forze dell’Ordine. Ad ogni visita degli agenti veniva fatto il censimento completo delle persone all’interno, identificate tutte e segnalate alla Questura».
Una strategia «che ha già dato i suoi frutti se si pensa che uno dei due campi abusivi di via Serenissima è già stato sgombrato volontariamente dagli occupanti».
Secondo Rolfi «in città restano ancora circa 250 nomadi, principalmente nelle strutture comunali di via Borgosatollo e via Orzinuovi, ma anche in quella abusive di via Serenissima e in un altro paio di campi cittadini».
«Tutte questioni - conclude il vicesindaco - che vogliamo risolvere entro il nostro primo mandato amministrativo. Dobbiamo ridare ai bresciani le aree di cui queste persone si sono indebitamente appropriate».
p. bert.

 

Brescia 27 9 2008

 

IN VIA GIRELLI

Lega, festa sulle macerie del campo nomadi

Leghisti e residenti ieri in via GirelliDa via Girelli al casello di Brescia Ovest la distanza è breve, per andare via dalla città le famiglie di nomadi che risiedevano nel campo devono averci messo poco tempo. Verso dove? «Non sappiamo che fine abbiano fatto - commenta il presidente della Circoscrizione Sud Nicola Savoldi - in zona non si sono più visti. Credo che se ne siano andati in un’altra città dove la tolleranza nei loro confronti è più permissiva».
A festeggiare la partenza dei nomadi e la relativa demolizione delle baracche rimaste ci hanno pensato ieri i rappresentanti cittadini della Lega Nord insieme a un gruppo di residenti dei Girelli. Una cinquantina di persone riunite di fronte all’entrata del campo per brindare a un addio, non certo a un arrivederci: «Abbiamo sopportato di tutto - dice una signora - finalmente ci siamo un po’ liberati. Quando passavano per le nostre case per rubare, rompere e fare quello che volevano, noi non potevamo fare niente. Ed erano soprattutto bambini». Un’altra aggiunge: «Adesso aspettiamo che li mandino via anche dall’altro» indicando con lo sguardo via Orzinuovi.
In casa leghista, lo sgombero è considerato una vittoria, il primo passo verso la realizzazione del primo punto promesso in campagna elettorale: togliere i campi nomadi da Brescia, regolari e non. «È triste festeggiare sulle macerie della povera gente? - si chiede il vicesindaco Fabio Rolfi - Per niente. Altro che poveretti, erano spacciatori, ladri d’auto, delinquenti che mandavano i bambini a mendicare. Ringraziamo l’ex assessore Capra che in 10 anni non ha trovato il tempo di chiudere questo campo».
Il programma continua, dunque, e nel mirino finiscono anche gli insediamenti di via Orzinuovi e via Borgosatollo. Le nuove casette non vengono assegnate e restano vuote, le licenze per le piazzole non vengono rinnovate, gli abitanti vengono sottoposti a controlli costanti. «Ci tengo a sottolineare che qui non abbiamo fatto nemmeno lo sgombero - prosegue Rolfi -. Se ne sono andati perché hanno sentito sul collo il fiato dell’Amministrazione che ogni giorno mandava polizia e carabinieri». La ricetta è la stessa anche per il futuro: «Con i controlli vanno via tutti».

Emanuele Galesi