Giornale di Brescia 9 12 2008
Duro il giudizio contro la legge 169
Una lettera aperta al ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, per riaffermare, tra l’altro, «una idea di scuola come laboratorio di integrazione sociale e di cittadinanza» è stata diffusa e firmata da 24 consigli didattici e di circolo bresciani. «Esprimiamo perplessità per un provvedimento (il Dl 137/2008 convertito con legge 169/2008) - viene scritto nella missiva - che non rappresenta un miglioramento della scuola di oggi - bisognosa di interventi di qualità e non certo di tagli - e che scardina l’impianto della scuola primaria, le valenze pedagogiche e didattiche su cui si fonda, riduce il tempo scuola nella scuola dell’infanzia, primaria e secondaria, taglia l’organico degli insegnanti, che in questi anni hanno accompagnato e proposto innovazioni e trasformazioni importanti. Ricordiamo che la Legge 820/1971 che istituiva il tempo pieno e la Legge 148/1990 che istituiva i moduli (3 insegnanti su 2 classi) e prolungava l’orario scolastico da 24 a 27/30 ore, ordinamenti estesi a tutto il territorio italiano, non comparvero dal nulla: erano, piuttosto, una risposta alle profonde trasformazioni sociali del Paese (industrializzazione, attività lavorativa delle donne…), si fondavano sui processi di innovazione lungamente sperimentati all’interno della scuola e si ancoravano o anticipavano provvedimenti legislativi quali la Legge 517/1977, i programmi del 1985, la Legge 104/1992 che accompagnarono o seguirono le diverse innovazioni».
«Queste leggi - viene rimarcato - hanno portato alla pluralità dei docenti, a garanzia di una professionalità meno generica; alla valorizzazione di tutte le discipline; a un modello culturale pluralista; alla contitolarità come responsabilità educativa e didattica; al confronto professionale sugli interventi individualizzati; a tempi di programmazione entro l’orario di cattedra come condizione indispensabile per avviare processi di collaborazione professionale; a riflessioni didattiche per salvaguardare un percorso unitario e di integrazione delle diversità; alla valutazione collegiale delle competenze degli alunni; all’aumento del tempo scuola come possibilità per tutti gli alunni di svolgere attività di laboratorio e di fruire dei diversi tempi di apprendimento, condizioni indispensabili per lo sviluppo di ogni alunno. In sostanza, una idea di scuola come laboratorio di integrazione sociale e di cittadinanza, luogo di apprendimento e di conquista di competenza oltre che luogo di formazione per tutti e per ciascuno».
«Merita, inoltre, ricordare l’eccellenza della scuola bresciana che ha sopperito alla carenza di scuole a tempo pieno - fortemente richieste dalle famiglie - elaborando e organizzando il tempo modulare su settimana corta e tempo prolungato (5 rientri, 5 mense, sabato libero). Evidenziamo che il modello dei moduli, adottato a livello regionale come "buona pratica", costituisce già una economia di risorse (3 docenti su 2 classi) rispetto all’estensione del tempo pieno che prevede due docenti per ogni classe, salvaguardando comunque la qualità dell’offerta formativa e la risposta ai bisogni del territorio».
I consigli di circolo firmatari della lettera ritengono quindi che «ridurre il tempo scuola e tornare al maestro unico, unitamente all’aumento del numero degli alunni per classe, impoverisca la scuola e l’azione formativa che essa può svolgere, penalizzi gli alunni con maggiori difficoltà di apprendimento, impoverisca il bagaglio culturale di base degli alunni, metta in difficoltà le famiglie, comprometta la coesione sociale. Il maestro unico non incentiva la conoscenza complessa, specializzata e trasversale tipica dei nostri tempi; invece, più insegnanti danno garanzia di formazione approfondita, di competenze e conoscenze specializzate e, grazie alle ore di compresenza e ai laboratori opzionali, consentono di strutturare interventi ad personam per gli alunni in difficoltà».
Forte è poi la preoccupazione in quanto «riteniamo che non possa essere scaricata sui cittadini del futuro la necessità di "risparmiare sulle spese dello Stato"» e perché «il provvedimento non risponde all’idea di scuola come luogo di umanizzazione attraverso la cultura. Auspichiamo - è la conclusione della lettera aperta - che la Legge 169/2008 possa essere profondamente modificata attraverso i regolamenti attuativi che dovranno sostenerla e che si apra uno spazio di sollecitazione, richiesta, attivazione di tavoli di confronto per la necessaria integrazione e revisione della stessa».