Alle 8.30 piazza Garibaldi è già piena, una folla colorata di studenti
di tutte le scuole superiori di Brescia, canta, balla e prepara il corteo.
«Siamo qui a protestare contro la Gelmini – dice Michele del Liceo Copernico –
contro gli articoli 16 e 66 della Finanziaria, che tagliano i fondi
all’università. Per noi questo è l’ultimo anno di liceo e siamo preoccupati per
il nostro futuro, ma anche per chi resterà a scuola. Con i tagli previsti che
fine farà il nostro indirizzo economico e tecnologico?». Stessa preoccupazione
anche per le ragazze del Gambara «vogliamo dire il nostro no ai tagli nella
scuola pubblica – afferma Elena – io frequento il liceo con indirizzo musicale
che verrà spazzato via. Mi devono spiegare perché vogliono ridurre le nostre
possibilità».
FRANCESCO dell’Itis si scaglia «contro chi vuole politicizzare il movimento che
spontaneamente è nato in tutte le scuole, è una scusa per non ascoltare le
nostre richieste. Invece siamo tutti uniti contro la Gelmini». Nessuna bandiera
politica, «partecipiamo tutti allo sciopero – conferma Chiara del Calini – al di
là delle fazioni politiche, siamo tutti d’accordo che questo decreto è una
vergogna». In realtà, sintetizza Marco del liceo classico Arnaldo, «essere qui è
il nostro modo concreto di fare politica». Pur se non mancano studenti che
marciano dietro agli striscioni più politicizzati del Kollettivo Studenti in
lotta, come Michele che spiega «siamo in piazza per dire il nostro dissenso
contro privatizzazione e logica della scuola-azienda».
Ci sono molti insegnanti che invece di seguire il corteo dei docenti hanno
deciso di unirsi a quello degli studenti perché «vogliamo stare con i nostri
ragazzi – spiega Francesca Capozucca, professoressa del Gambara – e anche se il
decreto è stato approvato siamo decisi a manifestare il nostro dissenso. Parlano
di un nuovo ’68, ma non ci sono i presupposti, il clima è diverso. Noi
insegnanti purtroppo non siamo organizzati, tant’è che non si è costituito
neanche un “comitato precari”, siamo divisi anche a causa dei tanti
provvedimenti che negli anni si sono accavallati». Anche Patrizia Mai ottini,
docente dell’Itc Lunardi, sostiene che «se siamo arrivati a questo punto, in cui
la figura dell’insegnante è screditata, è perché l’abbiamo permesso. Oggi
investire nella cultura sta diventando un delitto e si richiede una maggiore
serietà alla scuola, mentre è vero l’esatto contrario» e cioè chi lavora nella
scuola spesso ci mette più impegno e passione di quelli richiesti. Per Pasqua
Angione, docente di diritto al liceo artistico Olivieri «questa riforma è
espressione della sottocultura di un certo ceto politico. Si parla tanto di
educazione civica, ma è solo propaganda se in realtà vengono abolite la seconda
ora alla settimana di storia e le cattedre di diritto in tutti i licei
sperimentali».
Ci sono anche i genitori in piazza, oltre al Comitato di difesa della scuola
pubblica, sono sorti anche piccoli comitati all’interno delle scuole «come il
nostro – racconta Gianni Passerini – che raggruppa quattro plessi di materne e
primarie di Cellatica e Gussago. Abbiamo cercato un’informazione reale sul
decreto, slegata dalle informazioni dei media e abbiamo deciso di partecipare
alla manifestazione come genitori».