BRESCIAOGGI
 
Venerdì 31 Ottobre 2008 cronaca Pagina 9

 
LA SORPRESA. Due generazioni, fianco a fianco, nel lungo serpentone che ha preso le mosse da piazza Garibaldi e s’è diretto verso le vie del centro cittadino


Prof in corteo
con i genitori
e gli studenti

di Lucilla Perrini
 

Alle 8.30 piazza Garibaldi è già piena, una folla colorata di studenti di tutte le scuole superiori di Brescia, canta, balla e prepara il corteo. «Siamo qui a protestare contro la Gelmini – dice Michele del Liceo Copernico – contro gli articoli 16 e 66 della Finanziaria, che tagliano i fondi all’università. Per noi questo è l’ultimo anno di liceo e siamo preoccupati per il nostro futuro, ma anche per chi resterà a scuola. Con i tagli previsti che fine farà il nostro indirizzo economico e tecnologico?». Stessa preoccupazione anche per le ragazze del Gambara «vogliamo dire il nostro no ai tagli nella scuola pubblica – afferma Elena – io frequento il liceo con indirizzo musicale che verrà spazzato via. Mi devono spiegare perché vogliono ridurre le nostre possibilità».
FRANCESCO dell’Itis si scaglia «contro chi vuole politicizzare il movimento che spontaneamente è nato in tutte le scuole, è una scusa per non ascoltare le nostre richieste. Invece siamo tutti uniti contro la Gelmini». Nessuna bandiera politica, «partecipiamo tutti allo sciopero – conferma Chiara del Calini – al di là delle fazioni politiche, siamo tutti d’accordo che questo decreto è una vergogna». In realtà, sintetizza Marco del liceo classico Arnaldo, «essere qui è il nostro modo concreto di fare politica». Pur se non mancano studenti che marciano dietro agli striscioni più politicizzati del Kollettivo Studenti in lotta, come Michele che spiega «siamo in piazza per dire il nostro dissenso contro privatizzazione e logica della scuola-azienda».
Ci sono molti insegnanti che invece di seguire il corteo dei docenti hanno deciso di unirsi a quello degli studenti perché «vogliamo stare con i nostri ragazzi – spiega Francesca Capozucca, professoressa del Gambara – e anche se il decreto è stato approvato siamo decisi a manifestare il nostro dissenso. Parlano di un nuovo ’68, ma non ci sono i presupposti, il clima è diverso. Noi insegnanti purtroppo non siamo organizzati, tant’è che non si è costituito neanche un “comitato precari”, siamo divisi anche a causa dei tanti provvedimenti che negli anni si sono accavallati». Anche Patrizia Mai ottini, docente dell’Itc Lunardi, sostiene che «se siamo arrivati a questo punto, in cui la figura dell’insegnante è screditata, è perché l’abbiamo permesso. Oggi investire nella cultura sta diventando un delitto e si richiede una maggiore serietà alla scuola, mentre è vero l’esatto contrario» e cioè chi lavora nella scuola spesso ci mette più impegno e passione di quelli richiesti. Per Pasqua Angione, docente di diritto al liceo artistico Olivieri «questa riforma è espressione della sottocultura di un certo ceto politico. Si parla tanto di educazione civica, ma è solo propaganda se in realtà vengono abolite la seconda ora alla settimana di storia e le cattedre di diritto in tutti i licei sperimentali».
Ci sono anche i genitori in piazza, oltre al Comitato di difesa della scuola pubblica, sono sorti anche piccoli comitati all’interno delle scuole «come il nostro – racconta Gianni Passerini – che raggruppa quattro plessi di materne e primarie di Cellatica e Gussago. Abbiamo cercato un’informazione reale sul decreto, slegata dalle informazioni dei media e abbiamo deciso di partecipare alla manifestazione come genitori».