Giornale di Brescia
sabato 17 settembre 2005
Le Regioni (non
la Lombardia) votano il rinvio della riforma: ma l’attività locale non si ferma
Scuole superiori, Brescia va avanti
Provincia e Csa: «Peccato lo slittamento». Comune e sindacati: «Ci voleva»
Elisabetta Nicoli
Pausa di riflessione o battuta d’arresto? Quel che è certo è che l’avvio della
riforma negli istituti superiori, previsto per l’anno 2006-07, slitta di un
anno. La Regione Lombardia, guidata dal Polo delle libertà, non era tra quelle
che hanno dato battaglia imponendo il rinvio, e a Brescia il tavolo di confronto
per un ripensamento della rete scolastica, già predisposto dalla Provincia per
affrontare a tempo debito i cambiamenti, continuerà comunque a lavorare, sia
pure con prospettive temporali meno pressanti. «La scuola va riformata - osserva
l’assessore provinciale all’Istruzione Francesco Mazzoli -, tutti i Governi
hanno assunto questo obiettivo come un punto cardine. Da amministratori noi
applichiamo le scelte dei legislatori: c’erano tempi serrati e ci si
riprometteva di attuare un percorso condiviso, l’esigenza si sente
indipendentemente dalla data di attuazione e si continuerà a lavorare
monitorando quanto viene deciso dal Parlamento e dalla Regione, che pure è
tenuta a formulare una sua proposta di legge». Nulla cambia, per gli alunni di
terza media che si preparano a fare la loro scelta: le attività di orientamento
si svolgeranno secondo i binari soliti. Continuano i percorsi triennali
finanziati dalla Regione in via sperimentale nei centri di formazione e negli
istituti professionali, percorsi destinati a esaurirsi con l’entrata in vigore
della riforma. Il rinvio prefigura il rischio, secondo l’assessore Mazzoli, «che
si resti in attesa dell’esito delle elezioni politiche e questo non farebbe bene
alla scuola: per qualcuno si prefigura la possibilità di una revisione della
legge, di un ritiro, di uno stravolgimento». Per il responsabile del Centro
servizi amministrativi, Giuseppe Colosio, questo rinvio «è un vero peccato: ogni
riforma richiede una fase di discussione ma il tempo c’è stato. Non credo che il
rinvio servirà a una chiarificazione e il passaggio elettorale complicherà le
cose. La legge c’è, da più di due anni. Gli indirizzi ci sono, gli aspetti
particolari si possono mettere a punto». Più che nei licei, dove la discussione
si pone in ordine alle materie e ai relativi orari, il dibattito è aperto negli
istituti tecnici, al bivio tra il canale liceale e quello
dell’istruzione-formazione. «Con un’eventuale trasformazione in licei
tecnologici, c’è il rischio di buttar via un grande patrimonio di esperienza
accumulata nei laboratori e nelle attività d’indirizzo, che mal si conciliano
con l’impostazione liceale. Per il canale dell’istruzione e formazione sarebbe
importante avvalersi di queste risorse: liceizzare tutto non risponde alle vere
esigenze del nostro Paese, Brescia e la Lombardia sarebbero in grado di
affrontare la sfida di far crescere conoscenze a partire dall’attività pratica,
in posizione di parità rispetto ai licei. La formazione professionale non è più
una forma di addestramento, ma un modo per recuperare giovani ad un livello
elevato di istruzione, a partire a realtà legate al lavoro». Parzialmente
critica sul contenuto della riforma, l’assessore comunale alla Pubblica
istruzione Carla Bisleri parla del rinvio come di «un provvedimento atteso: sono
troppe le contraddizioni, mancano elementi di chiarificazione, penso che le
scuole prenderanno questa decisione con un sospiro di sollievo, perchè i tempi
di attuazione erano troppo affrettati. Rimane l’incognita sulla effettiva
realizzazione della riforma dopo il termine di questa legislatura. Viene sospesa
l’incertezza, ma questo non esime gli enti dal rimboccarsi le maniche: mi auguro
che il tempo a disposizione venga utilizzato per mettere a fuoco i problemi». I
sindacati confederali della scuola, che hanno sempre espresso la loro
contrarietà alle linee d’impostazione della riforma, sollecitavano un alt.
«Siamo molto lieti per il parere espresso dalla Conferenza delle Regioni - dice
il segretario della Cisl-Scuola Enrico Franceschini -, non era opportuno far
partire una riforma di questa portata senza il necessario consenso nel Paese e
nella scuola. È necessario che si ripristini un patto sociale sulla scuola, che
veda tutti coinvolti. Lo stop si dimostrerà positivo se servirà ad aprire una
fase di confronto effettivo con le parti sociali, le famigle, gli studenti e
quanti operano nella scuola per una proposta che sia condivisa e nasca da reali
esigenze, non dalle fumose elaborazioni di qualche pedagogista. Lo stop - è la
conclusione - non deve tradursi in una dilazione per consentire accordi, deve
segnare l’avvio di una discussione condivisa».