Giornale di Brescia 25
gennaio 2004
Sindacati e docenti critici. Ma Giuseppe Colosio (Csa) difende la
riforma e i suoi contenuti
Decreto Scuola, tra proteste e consensi
Secondo il punto di vista di molti insegnanti e dei loro sindacati, il decreto
che riorganizza le elementari e il primo anno della scuola media, dando
applicazione alla prima parte della Riforma Moratti, è difficile da accettare.
Critiche sui contenuti, malumori sulle forme, addirittura «indignazione» per
certi giudizi espressi. Protesta, ad esempio, Enrico Franceschini, della Cisl
Scuola: «Averci definiti "nazisti" perchè siamo contrari a questa riforma è
stata una vera infamia». Ma gli argomenti che hanno scavato un fossato di
incomunicabilità fra Governo e sindacati della scuola, sono come le spine di una
corona. È sempre Franceschini a parlare: «A parte le forme discutibili con cui
si è arrivati alla riforma e al conseguente decreto, è nostro dovere spiegare
alle famiglie, e lo faremo con un’iniziativa sindacale unitaria, che siamo di
fronte a un grande imbroglio. Invece di una scuola responsabile e realmente
formativa, nasce una scuola self-service, dove agli studenti e alle famiglie è
data l’illusione di scegliere un percorso personalizzato, ricco di opportunità.
Qui invece si aumentano le discipline riducendo di fatto l’orario, con una
perdita secca di qualità e la prospettiva di ulteriiori tagli all’istruzione».
Sulla stessa linea è pure Rosa Bresciani, del Cidi (Coordinamento iniziativa
democratica insegnanti): «Questa riforma - osserva - non parte da un’attenta
analisi della realtà, ma dalle idee precostituite di qualcuno, il ministro e i
suoi consulenti. Prendiamo il tempo pieno alle elementari: oggi vengono fatte 30
ore. Domani ad essere garantite saranno solo le 27 ore di base, le altre
risulteranno facoltative. Inglese e informatica vanno bene, ma con meno ore a
disposizione saranno penalizzate le altre materie. Idem per il primo anno della
secondaria: si introduce la seconda lingua, ma ciò andrà a scapito di altre
discipline. La riforma doveva potenziare ad esempio "scienze", ma sarà
impossibile perchè è passata la logica del risparmio economico e di una falsa
"personalizzazione", che in realtà sarà solo "individualismo", senza alcuna
integrazione tra famiglia e docenti. Il doposcuola sarà solo un parcheggio. E
così i più ricchi potranno permettersi una formazione migliore, gli altri si
ritroveranno una scuola pubblica impoverita qualitativamente. L’unica speranza è
nelle possibilità di recupero consentite dall’autonomia scolastica». Stessa
musica allo Snals. Il segretario provinciale Roberto Soldato boccia una riforma
«calata dall’alto, senza confronto con gli operatori scolastici». «Ai docenti -
sottolinea Soldato - verrà garantito solo un anno di stabilità. E dopo?». E
continua: «Sul tempo pieno non vi è alcuna certezza. Con il taglio previsto
degli organici, resterà una chimera per molti. Si ricorrerà all’esternalizzazione
dei docenti», compromettendo la coerenza del progetto formativo» Insomma: no
all’«insegnante in affitto». Di altra opinione Giuseppe Colosio, dirigente
scolastico provinciale. «Nel decreto - dice - sono state accolte le osservazioni
presentate dagli Enti locali. La riforma era attesa dai docenti. Il tempo pieno
non è affatto messo in discussione, le famiglie avranno diverse opzioni. Sarà
anche compito dei dirigenti scolastici capire le loro esigenze e aiutarle. Non è
vero che la scuola diventa un supermercato. Anche per la questione degli
anticipi, daremo tutta la consulenza necessaria. Certo - conclude Colosio - ci
sarà qualche difficoltà, come in tutte le riforme nella loro fase di
applicazione iniziale».
Valerio Di Donato