BresciaOggi Martedì 3 Febbraio 2004

Il Comitato genitori per la scuola pubblica ha coinvolto finora un centinaio di istituti. Raccolte 10 mila firme

Riforma, appello al prefetto

Giovedì manifestazione e incontro col rappresentante del Governo




di Lisa Cesco


Non hanno una sede, né un apparato organizzativo, solo mezzi esigui per centrare, come è accaduto, il primo obiettivo strategico che si erano prefissati: creare una rete, partita da una decina di scuole e oggi arrivata a rappresentarne un centinaio di ogni ordine e grado sia in città che in provincia, per lavorare informando sui rischi e i punti critici che attendono la scuola voluta dalla riforma Moratti. Perché la posta in gioco è alta, e il Comitato dei genitori per la scuola pubblica, costituitosi a Brescia prima delle vacanze di Natale, raccogliendo le esperienze dei comitati scolastici dei singoli istituti, vuole contare, nel dibattito che divide il Paese sulla scuola che verrà..
Da qui l'ampia convergenza raccolta attorno al documento contro le linee della riforma, stilato dal Comitato e passato di mano in mano, per guadagnare firme nelle scuole ma anche sui luoghi di lavoro. «Perché sarebbe un errore credere che la riforma riguardi solo i genitori, e si riduca al problema del tempo pieno - dicono al Comitato -. E' una questione più complessa, che interessa le basi del modello scolastico, da cui nessuno può sentirsi escluso, né chi ha i figli alle superiori, su cui inciderà presto e in negativo la seconda parte della riforma, né la società in generale, perché è oggi, attraverso la scuola, che si decide come saranno gli adulti di domani».
Oltre 10.000 le firme raccolte (ma saranno almeno mille di più, entro giovedì, assicurano al Comitato) a favore di una scuola pluralista, impostata sul saper essere oltre che sul saper fare. Replicato lo stesso traguardo che si era posta anche Milano, e tutto grazie ad un lavoro di passaparola, banchetti, fogli fatti girare fra scuole, le sottoscrizioni verranno ora consegnate a chi, per ragione di carica, rappresenta il governo in città: il prefetto Maria Teresa Cortellessa Dell'Orco.
Sarà una manifestazione pacifica dai pochi slogan e dalla molta concretezza ad accompagnare la consegna delle firme, nel pomeriggio del 5 febbraio, in piazza Paolo VI, dove, a partire dalle 17, si ritroveranno genitori, bambini, insegnanti, studenti e comuni cittadini, con l'adesione di altre componenti della società civile quali il Forum delle scuole bresciane, i sindacati Cgil, Cisl e Uil scuola, i Cobas, la rete studentesca Atlantide e il Movimento studentesco bresciano. Invitate speciali alla consegna firme anche le principali autorità locali, dal sindaco al presidente della Provincia, insieme al direttore del Csa Colosio e a tutti i parlamentari eletti in territorio bresciano.
Tante, le istanze, racchiuse in un documento, che al prefetto verrà chiesto di rappresentare nelle sedi centrali dell'esecutivo: dalla domanda di modificazione del recente decreto attuativo della riforma, nelle parti riguardanti il tempo scuola, la pluralità e la collegialità dei docenti, alla garanzia del perdurare delle scuole a tempo pieno e prolungato, con un'assunzione di impegno e risorse in merito da parte di governo e parlamento, fino all'invito ad aprire un confronto reale sulla scuola, ascoltando genitori e insegnanti. «Le prospettive, infatti, sono allarmanti, il rischio è di far implodere tutto il sistema scolastico con una riforma la cui copertura finanziaria non è assicurata, e che comporta una penalizzazione incredibile della scuola pubblica, dalla riduzione del tempo scuola obbligatorio a nessuna indicazione precisa nei confronti del sostegno di bambini diversamente abili», spiega Enio Esti del Comitato.
Ma l'attività del Comitato non si fermerà qui: il 12 febbraio alla scuola Colombo (ore 20.30) è già in programma un incontro, aperto a tutti i genitori che volessero intervenire, per valutare le successive strategie di intervento da portare avanti, fra cui spicca l'attivazione di un contatto con i comitati di altre città come Milano, Bologna, Torino, perché la protesta non rimanga isolata.