di Lisa Cesco
Ingegnose come solo chi è in difficoltà sa pensare, di forte impatto civico
per attrarre l'attenzione di più occhi possibili: le forme di protesta per
sensibilizzazione l’opinione pubblica contro la riforma-Moratti diventano
sempre nuove e coinvolgono un fronte sempre più largo di insegnanti, genitori,
personale ausiliario e studenti. A Brescia, il Comitato genitori in difesa
della scuola pubblica, da alcuni mesi attivo per far conoscere linee e punti
deboli di una riforma scolastica che «non s'ha da fare», pena il declassamento
di qualità e obiettivi didattici negli istituti statali, rilancia la protesta
per venerdì 12 marzo, quando i genitori saranno nelle scuole, dalla tarda
mattinata a pomeriggio inoltrato, nel segno non dell'occupazione, ma della
preoccupazione per la riforma. «Una presenza che sarà festosa e assolutamente
pacifica - spiega Enio Esti del Comitato - con merende di gruppo e momenti di
riflessione, come a Natale o alle feste di fine anno».
Pane e nutella e magari anche qualche dibattito finale, nelle scuole
presidiate, individuate per la zona ovest negli istituti del V circolo, per il
centro nelle scuole Calini e Manzoni, le scuole del Villaggio Sereno per
l'area sud e quelle di Buffalora in rappresentanza dell'est cittadino.
Dissenso in classe, ma anche per le vie della città, che nella stessa
giornata, dalle 16.30, verranno percorse da comitive di genitori, insegnanti e
alunni, che passeggeranno lentamente sugli attraversamenti pedonali in segno
di protesta. Due le zone che si preannunciano «calde» per il traffico
veicolare: l'arteria che conduce all'uscita nord della città, via Triumplina,
bersagliata dagli attraversamenti pomeridiani delle scuole di Casazza, e lo
svincolo centrale del ring, su cui passeggeranno studenti e genitori della
Manzoni.
La posta in gioco, d'altronde, è alta, ad avviso dei manifestanti, che
contestano lo svuotamento del tempo pieno, la restrizione dell'orario
curricolare, la negazione della collegialità di insegnamento e un generale
impoverimento della scuola pubblica, a vantaggio del privato.
«Il rischio grosso è che tolgano la compresenza nelle elementari, con la
conseguenza che, con un unico maestro, a farne le spese saranno alunni
extracomunitari e categorie deboli, senza più appoggio per l'inserimento e
l'apprendimento; per non parlare dell'handicap, penalizzato dai tagli di
organico: finirà con una diversificazione netta, chi ha la fortuna di avere
bambini sani, e non avrà problemi, e le famiglie con figli in difficoltà
fisica o psichica, per cui la carriera scolastica sarà tutta in salita»,
osserva una mamma, Mara Metelli, membro del Comitato genitori, scettica sulla
chimera dell'informatica e dell'inglese, materie proposte dalla riforma come
«apriti sesamo» della nuova scuola pubblica. Racconta che nelle elementari
bresciane l'inglese e l'informatica non sono certo una novità, ma si studiano
da tempo, insieme a sperimentazioni di rilievo, come quelle portate avanti
alla elementare di Casazza, dove la matematica non si impara solo sui libri e
con i compassi, ma anche in palestra, nell'ora di educazione motoria,
misurando addizioni e divisioni mentre si gioca, si saltano i gradini, si
verificano relazioni spazio-temporali.
Sulla stessa lunghezza d'onda gli studenti delle superiori, che una scelta
scolastica l'hanno già fatta, ma «friggono» all'idea di vedersi svanire la
promessa di laboratori e nuove strutture, che si ripete da tempo in quasi
tutte le scuole, e di avere un organico di insegnanti decimato dalla riforma.
«Si fanno inglese, informatica, ma a discapito di ore di italiano, con un
grave impoverimento del bagaglio culturale degli allievi - dicono Laura della
4ª C del linguistico Gambara e Debora della 2ª F del Leonardo - L'impegno,
poi, a dover scegliere definitivamente a 13 anni quale sarà la propria
carriera scolastica, divisa fra formazione professionale e istruzione liceale,
è estremamente rischioso, perché prematuro e suscettibile di errori».
Dalla parte degli insegnanti c'è invece chi, alle preoccupazioni teoriche
sulla didattica, aggiunge quelle, minacciosamente concrete, della perdita
della cattedra conquistata a suon di specializzazioni e concorsi. «Io
diventerò soprannumeraria, sebbene sia già di ruolo, come effetto della
riduzione delle cattedre e del monte-ore previsto dalla riforma - prevede
Cettina Mangano, insegnante alla media di Urago d'Oglio -. A farne le spese,
oltre a molti insegnanti come me, costretti a dividersi fra più scuole per
mantenere il posto, saranno il riconoscimento della professionalità dei
docenti e nel complesso la qualità dell'istruzione».