martedì 2 marzo 2004 cronaca



SCUOLA. Nuove forme di protesta per dire «no» al piano-Moratti. In programma incontri negli istituti e inedite iniziative a effetto

A piedi nel traffico, contro la riforma

Venerdì 12 genitori, insegnanti e alunni «a passeggio» in via Triumplina e sul ring

 

 

di Lisa Cesco



Ingegnose come solo chi è in difficoltà sa pensare, di forte impatto civico per attrarre l'attenzione di più occhi possibili: le forme di protesta per sensibilizzazione l’opinione pubblica contro la riforma-Moratti diventano sempre nuove e coinvolgono un fronte sempre più largo di insegnanti, genitori, personale ausiliario e studenti. A Brescia, il Comitato genitori in difesa della scuola pubblica, da alcuni mesi attivo per far conoscere linee e punti deboli di una riforma scolastica che «non s'ha da fare», pena il declassamento di qualità e obiettivi didattici negli istituti statali, rilancia la protesta per venerdì 12 marzo, quando i genitori saranno nelle scuole, dalla tarda mattinata a pomeriggio inoltrato, nel segno non dell'occupazione, ma della preoccupazione per la riforma. «Una presenza che sarà festosa e assolutamente pacifica - spiega Enio Esti del Comitato - con merende di gruppo e momenti di riflessione, come a Natale o alle feste di fine anno».
Pane e nutella e magari anche qualche dibattito finale, nelle scuole presidiate, individuate per la zona ovest negli istituti del V circolo, per il centro nelle scuole Calini e Manzoni, le scuole del Villaggio Sereno per l'area sud e quelle di Buffalora in rappresentanza dell'est cittadino.
Dissenso in classe, ma anche per le vie della città, che nella stessa giornata, dalle 16.30, verranno percorse da comitive di genitori, insegnanti e alunni, che passeggeranno lentamente sugli attraversamenti pedonali in segno di protesta. Due le zone che si preannunciano «calde» per il traffico veicolare: l'arteria che conduce all'uscita nord della città, via Triumplina, bersagliata dagli attraversamenti pomeridiani delle scuole di Casazza, e lo svincolo centrale del ring, su cui passeggeranno studenti e genitori della Manzoni.
La posta in gioco, d'altronde, è alta, ad avviso dei manifestanti, che contestano lo svuotamento del tempo pieno, la restrizione dell'orario curricolare, la negazione della collegialità di insegnamento e un generale impoverimento della scuola pubblica, a vantaggio del privato.
«Il rischio grosso è che tolgano la compresenza nelle elementari, con la conseguenza che, con un unico maestro, a farne le spese saranno alunni extracomunitari e categorie deboli, senza più appoggio per l'inserimento e l'apprendimento; per non parlare dell'handicap, penalizzato dai tagli di organico: finirà con una diversificazione netta, chi ha la fortuna di avere bambini sani, e non avrà problemi, e le famiglie con figli in difficoltà fisica o psichica, per cui la carriera scolastica sarà tutta in salita», osserva una mamma, Mara Metelli, membro del Comitato genitori, scettica sulla chimera dell'informatica e dell'inglese, materie proposte dalla riforma come «apriti sesamo» della nuova scuola pubblica. Racconta che nelle elementari bresciane l'inglese e l'informatica non sono certo una novità, ma si studiano da tempo, insieme a sperimentazioni di rilievo, come quelle portate avanti alla elementare di Casazza, dove la matematica non si impara solo sui libri e con i compassi, ma anche in palestra, nell'ora di educazione motoria, misurando addizioni e divisioni mentre si gioca, si saltano i gradini, si verificano relazioni spazio-temporali.
Sulla stessa lunghezza d'onda gli studenti delle superiori, che una scelta scolastica l'hanno già fatta, ma «friggono» all'idea di vedersi svanire la promessa di laboratori e nuove strutture, che si ripete da tempo in quasi tutte le scuole, e di avere un organico di insegnanti decimato dalla riforma. «Si fanno inglese, informatica, ma a discapito di ore di italiano, con un grave impoverimento del bagaglio culturale degli allievi - dicono Laura della 4ª C del linguistico Gambara e Debora della 2ª F del Leonardo - L'impegno, poi, a dover scegliere definitivamente a 13 anni quale sarà la propria carriera scolastica, divisa fra formazione professionale e istruzione liceale, è estremamente rischioso, perché prematuro e suscettibile di errori».
Dalla parte degli insegnanti c'è invece chi, alle preoccupazioni teoriche sulla didattica, aggiunge quelle, minacciosamente concrete, della perdita della cattedra conquistata a suon di specializzazioni e concorsi. «Io diventerò soprannumeraria, sebbene sia già di ruolo, come effetto della riduzione delle cattedre e del monte-ore previsto dalla riforma - prevede Cettina Mangano, insegnante alla media di Urago d'Oglio -. A farne le spese, oltre a molti insegnanti come me, costretti a dividersi fra più scuole per mantenere il posto, saranno il riconoscimento della professionalità dei docenti e nel complesso la qualità dell'istruzione».