MOZIONE
(Rigetto sperimentazione del triennio professionale)
Il Collegio docenti del Lunardi, riunitosi in data 18 maggio 2004,
Esprime forte preoccupazione per il futuro dell’istruzione tecnica, perché:
· il passaggio degli istituti tecnici nel secondo canale della riforma implica la perdita definitiva di quel vasto patrimonio di ricerca e di innovazione didattica accumulato dalle sperimentazioni attuate negli istituti tecnici di Stato, nel corso degli ultimi decenni
· lo sviluppo e il successo dell’industria del nostro paese si è fondato proprio su quei tecnici e quei professionisti la cui formazione generale si vuole smantellare, riconducendola a mera acquisizione di un mestiere
· il ventilato declassamento degli istituti tecnici a istruzione e formazione professionale condanna il nostro modello di sviluppo a competere sul mercato globale a condizioni insostenibili (la sfida della qualità che hanno di fronte i sistemi produttivi si vince investendo in formazione e ricerca)
· l’intenzione dichiarata di eliminare la realtà degli istituti tecnici, definita anche da Confindustria una delle perle della scuola italiana, annulla una esperienza dinamicamente e positivamente radicata sul tutto il territorio nazionale
· la riduzione dell’ istruzione tecnica, incardinata oggi su una cultura scientifica e tecnologia di buon livello oltre che sul saper critico, a percorsi professionali triennali di qualifica, non si muove nella direzione delle altre esperienze europee.
Auspica una scuola secondaria superiore di secondo grado che:
· mantenga l’unitarietà dei percorsi formativi
· garantisca pari opportunità ai ragazzi che lasciano la scuola media
· eviti gerarchie e divaricazioni tra saperi umanistici, scientifici e tecnologici
· comprenda percorsi che abbiano carattere liceale quanto a spessore culturale ed attitudine a sviluppare autonome capacità di giudizio
· assicuri un’adeguata acquisizione dei saperi di base, anche in sinergia con l’approccio ai saperi caratterizzanti, indispensabili per l’accesso alle professionalità
· eviti separazioni profonde tra licei e formazione professionale, consenta allo studente percorsi personalizzati e possibilità di recupero di scelte fatte in momenti in cui non si disponeva di tutte le informazioni utili per decidere della propria vita professionale
· sia connotata da percorsi didattici ispirati ai criteri del sapere, del fare, dell’agire, del riflettere criticamente, in modo da dare luogo a competenze e figura professionali in grado di percepire con immediatezza i mutamenti e di adattarsi al nuovo
Respinge la proposta di sperimentazione, perché:
· non appare in linea con l’identità, il ruolo, la funzione, la missione educativa, culturale e formativa che connotano la nostra istituzione scolastica
· È orientato nella direzione di un abbassamento del livello, della funzione e del ruolo degli istituti tecnici, aprendo la strada ad un percorso che porterà i nostri istituti in un canale minore, calibrato essenzialmente sul profilo dell’avviamento al lavoro
· Appare palese il tentativo di identificare surrettiziamente gli istituti da “regionalizzare”, da inserire strutturalmente nel secondo canale della prefigurata riforma, in un quadro dai contorni sicuramente vaghi e indefiniti.
· il preteso passaggio automatico degli istituti tecnici e professionali di Stato alle Regioni, appare fondato su una errata interpretazione del riformato Titolo V della Costituzione (non si dimentichi che gli articoli 33 e 117 della Costituzione attribuiscono allo Stato competenza legislativa esclusiva in merito alle norme generali sull’istruzione e ai livelli essenziali delle prestazioni).
Brescia, 18 maggio 2004