Bresciaoggi Domenica 25
Gennaio 2004
- PERCHÉ SÌ
«C’era bisogno di uno scossone per la qualità»
«Una riforma ci voleva proprio, la scuola aveva bisogno di uno scossone». Parola
di Giandomenico Girelli, maestro elementare in provincia. Dalla sua scuola di
Verolanuova vede l’altra faccia delle cose e non teme l’impopolarità, anche se
dovesse essere unica voce dissonante, come gli è accaduto di recente nel suo
collegio docenti. Dove altri vedono follie, lui vede libertà, dove altri ombre,
lui luce. A partire dal tempo pieno che molti temono di perdere. «Consiglierei
moderazione - dice Girelli -, il tempo pieno può andare benissimo per rispondere
a esigenze sociali, ma la mensa è un parcheggio di bambini vissuto male dagli
insegnanti, non vengano a raccontarmi che sia un tempo educativo». Lui
preferisce che i suoi 4 figli a mezzogiorno tornino a casa. E magari avesse
avuto l’opportunità di fargli frequentare quelle attività opzionali pomeridiane
che stanno per arrivare.
«Per i genitori questa mi sembra una proposta di libertà - dice -, in 27 ore la
scuola può dare il meglio di sè e nelle altre tre può fare proposte concrete. Io
devo portare i figli a calcio e a pianoforte dai privati, se la scuola mi
offrisse queste opportunità risparmierei e avrei maggiori garanzie di qualità».
E va bene che non siano obbligatorie, chè «l'obbligo è poco motivante per
tutti».
Quanto al tutor, «i maestri sono omologati al ribasso e la nuova figura potrà
creare scompensi». Di per sè - precisa Girelli - deve assicurare la continuità
tra materna ed elementare e coordinare i laboratori, e «sarà un bene che diventi
figura di riferimento per i bambini». Qualche dubbio che rovini il clima di
collegialità ce l’ha anche lui. Ma «per evitarlo bisogna puntare sulla
formazione dei docenti». Insomma, «è il ristagno della qualità a creare
problemi». Non a caso ci vuole lo scossone.
I suoi timori non stanno nella riforma, bensì nella «scarsa informazione e nelle
prese di posizione a priori» che il maestro di Verolanuova vede tra gli
insegnanti. «Se chi deve accogliere i decreti attuativi non è motivato - osserva
- è come partire a ruote sgonfie in una gara di Formula 1». mi.va.