BresciaOggi Venerdì 30
Gennaio 2004
In duecentocinquanta tra adulti e bambini hanno rallentato il
traffico, ma rigorosamente sulle strisce pedonali
«Giù le mani dalla scuola»
Maestre «sandwich» per rivendicare tempo pieno e due per classe
di Mimmo Varone
La rivolta è cominciata. Civile, silenziosa ed eloquente al tempo stesso. Le 22
maestre della elementare a tempo pieno «Torricella» sono scese in strada per
difendere la loro scuola dalla riforma Moratti. In via Colombo mamme, papà,
nonni e bambini sono stati con le loro maestre in un corteo di almeno 250
persone d’ogni età.
Dalle 16.30 alle 17, per mezz’ora hanno bloccato il traffico distribuendo
volantini. Gli automobilisti in coda non hanno protestato, e prima che i vigili
deviassero il traffico sulle strade adiacenti, hanno accettato volentieri i
fogli delle maestre. A due passi, un altro centinaio di bresciani tra maestre,
alunni e genitori della «Rodari» ha fatto la stessa cosa in via Albertano.
E siccome le maestre restano tali anche quando protestano, in quella mezz’ora
hanno passeggiato solo sulle strisce pedonali, per dare l’esempio ai bambini
delle loro classi, divertiti dal fuori programma a chiusura della giornata
scolastica. Strumentalizzazione dei piccoli da parte dei grandi, come si accusa
da qualche parte? «Sulla carta dei diritti dei bambini, all’articolo 12, c’è
scritto che possono esprimere le loro opinioni, soprattutto quando sono gli
adulti a decidere per loro», dice Gabriella Nassa, una delle tante mamme della
protesta.
I genitori hanno deciso in tutta autonomia di portare i piccoli alla passeggiata
anti-riforma. E loro non si sono stupiti granchè a vedere le maestre in formato
«sandwich», dentro i cartelli per dire «Vogliamo il tempo pieno riempito»,
oppure «Più insegnanti fanno il meglio, l’insegnante unica fa del suo
meglio...», o ancora «Vogliamo 40 ore di qualità» e «Giù le mani dalla scuola
elementare».
La «Torricella» è a tempo pieno da 30 anni, è una delle poche di Brescia (si
contano sulle dita di una mano) a disporre di due maestre per classe. «L’abbiamo
voluta noi insegnanti - spiega Anna Giacomassi mentre porta a spasso il suo
cartello - per superare l’insegnante unico, dilatare i tempi dell’apprendimento
e favorire la creazione di laboratori». Alla «Torricella», tanto per dire,
«informatica si insegna da quindici anni, la riforma Moratti ci toglie quello
che abbiamo senza darci nulla di nuovo».
Quando sente parlare di 40 ore, «certo che le faranno - ammette - ma non così,
bensì con la metà o quasi delle maestre, e non sarà la stessa cosa». Spiega che
gli organici saranno fatti sulle 27 ore obbligatorie e «delle altre 13 per
arrivare a 40 ancora non si sa niente». Loro, compatte, non vogliono neanche
sentir parlare di abolizione delle due maestre per classe. «Comporterebbe tagli
alle compresenze, l’impossibilità di attuare tutti quei progetti che supportano
gli alunni in difficoltà e arricchiscono l’offerta formativa», hanno scritto sul
volantino.
«Guardiamo alla nostra scuola - aggiungono - e pensiamo che non ci saranno più
insegnanti per attuare progetti teatrali o di avvicinamento dei bambini
all’opera lirica, non si potrà più accedere in semiclasse ai laboratori
d’informatica, non ci saranno uscite didattiche».
I genitori hanno gli stessi timori e sono al loro fianco. Ricordano che già
quest’anno «sono state tolte insegnanti di sostegno e non sono stati
riconfermati i docenti sui progetti intercultura». Se pensano al futuro,
«perderemo la compresenza - dicono -, la programmazione di team, la possibilità
di una valutazione più obiettiva...».
C’è davvero grande collaborazione tra mamme e maestre, alla elementare «Torricella».
Le une e le altre si sentono schierate sullo stesso fronte, per la difesa comune
della scuola. Se si fossero fermati tutti, al corteo della protesta tra mamme e
bambini sarebbero stati circa quattrocento. Il freddo pungente consigliava di
portare i pargoli a casa. Invece sono rimasti in oltre 250, insieme alle maestre
visibilmente soddisfatte.
Ma la protesta è appena cominciata. Genitori e insegnanti saranno di nuovo
insieme domani mattina, quando scenderanno in piazza quelli della «Manzoni», il
secondo istituto comprensivo della città. E giovedì 5 febbraio toccherà al
Comitato genitori per la scuola pubblica, che consegnerà al prefetto Maria
Teresa Cortellessa Dell’Orco tutte le firme contro la riforma Moratti. Avevano
chiuso la raccolta il 27, ma hanno dovuto riaprirla «fino al 3 febbraio,
pressati dalle richieste dei genitori di altre scuole della provincia», dice
Oriana Bresciani del «Comitato». E non finirà il 5 febbraio.