mercoledì 17 marzo 2004 cronaca


Il giallista all’auditorium di via Ozanam ha incontrato gli studenti

Fois: «Quel 28 maggio del ’74 ha cambiato il volto della città»


«Brescia è come Madrid. Brescia è come Milano o Bologna, come una città dell'Iraq, della Cecenia o dell'Afghanistan. La vostra non è una città qualunque, ha cambiato geografia dopo quella mattina del 28 maggio. Oggi appartiene al territorio o alla nazione delle città ferite e martiri».
Con questo incipit ieri mattina lo scrittore Marcello Fois (il giallista italiano più tradotto nel mondo dopo Camilleri) ha inaugurato il ciclo di quattro incontri «La storia le storie. Un viaggio nella narrazione civile», organizzato dalla Libreria Rinascita e dalla Cgil Scuola in collaborazione con il Comune e l'Associazione famigliari caduti strage di piazza della Loggia. Gli stava di fronte, nell'auditorium del Museo del storia naturale di via Ozanam, una platea compunta di oltre duecento studenti, che per oltre un'ora e mezza sono rimasti inchiodati alla sedia, in silenzio.
Presentato da Santo Gaffurini, segretario provinciale della Cgil Scuola, Fois ha saputo amalgamare la moralità della lezione con la fruibilità del linguaggio. «La vostra generazione - ha detto - è incolpevole. Dovete però sapere che le libertà di cui voi godete deriva da battaglie reali e sociali che sono costate sacrifici e bombe in piazza. Voi non siete a Brescia, siete a Madrid. Tutto quello che stiamo vivendo è già successo: ed è per questo che la memoria va mantenuta. La memoria contempla che le cose si raccontino. L'oblio è la presunzione secondo cui quello che è capitato ad altri, non può capitare a noi. Il cancro della società attuale è la sua indifferenza».
«Vi dirò anzi di più: l'attentato che si consumò qui a Brescia trent'anni fa è forse più grave di quello di Madrid, perché i morti di piazza Loggia non erano dei passanti. Erano delle persone che stavano lottando per delle libertà in corso, che combattevano per una scuola diffusa... Il terrorismo si sconfigge a colpi di memoria, non con i controlli polizieschi. La memoria fa sì che la gente stia in campana, che eserciti il suo diritto di critica. E la memoria la si comunica dentro le case, a tavola. E' come l'identità di una persona: non la si inventa, la si vive quotidianamente per quello che uno fa e trasmette. Oggi siamo attraversati da tonnellate di informazione, ma non riusciamo più a comunicare. Proprio questo è il fascismo. Se l'idea dominante è che basta la televisione ad esaurire il bisogno di comunicare, allora vuol dire che si vive dentro una dittatura».
Marcello Fois, scrittore su più tavoli (romanzi, libretti d'opera, pièces teatrali e la sceneggiatura della serie «Distretto di polizia») ha poi ricordato il ruolo di intellettuale secondo Pasolini, ha invitato a rileggere «Todo modo» di Sciascia («un romanzo ambientato in una specie di beauty-farm in cui i politici vanno a farsi liftare...»), ha ribadito che il giallo oggi imperversa in letteratura perché «viviamo in un mondo in cui i misteri si accumulano e i colpevoli languono». «Temo - ha concluso - due tipi di persone: i cretini e quelli che dimenticano artatamente, politicamente. Quelli che fingono di credere che Ventotene fosse un luogo di vacanza e non di prigionia. Ho orrore quando le due prerogative si sommano». Prossimo appuntamento sabato prossimo con Maurizio Maggiani sul tema «La storia non è gratis».
Nino Dolfo