Corriere della Sera 10 settembre 2004
«Quote per
gli extracomunitari nelle classi»
Brescia, il piano del dirigente scolastico: «Record di alunni stranieri, le
lezioni vengono rallentate»
BRESCIA - Limitare la presenza degli studenti extracomunitari nelle singole
classi bresciane. Accettarne in aula un certo numero, non oltre. E gli altri
ragazzini distribuirli, in modo omogeneo, all’interno delle classi di tutti gli
istituti, in modo che non si creino «concentrazioni» che possano mettere a
rischio un buon livello di apprendimento per tutti, italiani e stranieri. Non è
razzismo, spiegano, ma desiderio di far funzionare meglio la didattica. E’
l’obiettivo per le scuole dell’obbligo messo a punto dal dirigente scolastico
provinciale Giuseppe Colosio, d’accordo con Prefettura e presidi. Il protocollo
d’intesa dovrebbe essere perfezionato entro Natale, ma i tempi di realizzazione
saranno graduali, dunque più lunghi. Un provvedimento preceduto da un’indagine
statistica sull’immigrazione locale. Risultato? «Numeri impressionanti», secondo
il dirigente Colosio. Che così spiega la necessità di introdurre «quote» per le
iscrizioni extracomunitarie.
Nella città di Brescia la presenza di studenti stranieri supera il 10 per cento:
1.900 su circa 19 mila iscritti. A livello nazionale, invece, la provincia si
colloca al quarto posto dopo Milano, Roma e Torino. Posizione destinata a
scalare la classifica perché oggi un neonato bresciano su tre è figlio di
immigrati. A far scattare l’emergenza iscrizioni, però, è il picco raggiunto nel
Secondo Istituto Comprensivo, situato nel cuore del centro storico: settecento
allievi, tra elementari e medie, il 48 per cento stranieri. Spaventati dalle
cifre e, soprattutto, dalla possibilità di un rallentamento dell’andamento
scolastico, alcuni genitori hanno addirittura ritirato i figli da scuola. E
numerosi studenti italiani di quinta elementare, candidati a proseguire gli
studi nelle medie dello stesso istituto, hanno preferito cambiare. Ad
ammetterlo, amareggiata, è la direttrice Angelina Battagliola, in campo da 25
anni, già testimone negli anni Settanta dei problemi d’integrazione degli
immigrati provenienti dal Sud Italia. «Ho vissuto problemi più gravi. Ma non ho
mai assistito come oggi a un calo di iscritti bresciani - racconta -. Una
questione di xenofobia? Non credo. Il fatto è che con l’introduzione del buono
scuola in Lombardia molte famiglie si sono indirizzate alle private. E la
regolarizzazione degli immigrati ha portato a molti ricongiungimenti dei figli.
Insomma la città cambia, e le nostre aule si riempiono di stranieri».
Eppure, nonostante le ore di superlavoro e le risorse non sempre sufficienti, al
Secondo Istituto Comprensivo le iscrizioni non si rifiutano. Ma a livello
istituzionale la situazione di concentrazione di stranieri crea allarme. «I
numeri sono eloquenti - sottolinea l’assessore comunale alla Pubblica istruzione
Carla Bisleri, centrosinistra -. La distribuzione degli studenti extracomunitari
nelle scuole passa dal 48%, nel caso più eclatante, al 5-6% di altri istituti.
Negli ultimi 10 anni, da quando faccio l’amministratore, ho visto quadruplicare
le percentuali a scapito solo di alcune zone. Il fenomeno di percentuali
squilibrate, inoltre, si sta registrando anche nelle materne. Questo non va
bene. Rischiamo un’integrazione al rovescio».
La soluzione è già pronta nel cassetto del dirigente scolastico Colosio.
Condivisa anche dall’assessorato. Livelli prestabiliti di studenti stranieri
nelle varie aree della provincia, con un occhio particolare laddove i residenti
extracomunitari sono più numerosi. «E’ una scelta necessaria per non creare
disagi ai cittadini - spiega Colosio -. Le segnalazioni dei genitori infatti
riguardano preoccupazioni sulla qualità dell’insegnamento. E mi risulta che ci
siamo classi che addirittura superano il 70 per cento, con 11 etnie diverse. Noi
troveremo il modo che non accada più. L’idea? Faremo come per i disabili. Mica
finiscono tutti nella stessa classe».
gmottola@corriere.it