BresciaOggi  11 settembre 2004

Il problema dell’alta concentrazione di alunni extracomunitari è reale: alla «Manzoni» di via dei Mille sono il 48 per cento

Stranieri a scuola? No alle quote


Colosio (Csa): «Nessun limite, ma cercheremo il riequilibrio delle classi»

di Mimmo Varone



Il problema esiste, ma «nessuno ha mai parlato di quote». Che in alcune scuole della città e della provincia ci sia un’alta concentrazione di alunni extracomunitari è incontestabile. Il 48 per cento di stranieri al Secondo istituto comprensivo (la Manzoni) di via dei Mille è un dato di fatto. Anzi alla media di quell’istituto si raggiungono livelli del 54 per cento e oltre. Ma tra questo e considerare i piccoli immigrati alla stregua della materia prima per latticini ce ne corre.
Il direttore del Csa Giuseppe Colosio, gli assessori alla Pubblica istruzione in Loggia e in Broletto, Carla Bisleri e Francesco Mazzoli, reagiscono con una sola voce alla notizia apparsa ieri sul «Corriere della sera», che attribuiva agli interessati il progetto di contingentare i piccoli immigrati nelle classi. Non nascondono che bisogna arrivare a una «distribuzione più equilibrata degli stranieri nelle varie scuole», ma niente tetti, quote e simili. «Nessuno ha mai parlato di queste cose - dicono -, piuttosto abbiamo sottolineato il lavoro interistituzionale messo in atto per affrontare l’emergenza».
La preside della Manzoni, Angela Battagliola, ha sollevato il problema dell’eccessiva concentrazione, nei giorni scorsi, e lo conferma. «Certamente ci si deve chiedere - osserva - perchè all’atto delle iscrizioni (nel mese di gennaio di ogni anno scolastico) nelle città e nei paesi dove esiste la possibilità di scelta tra più istituti scolastici, vengano privilegiate da qualche anno a questa parte le iscrizioni alle scuole che presentano un minor numero di ragazzi non italofoni».
La sua scuola è seconda in Lombardia per presenza di extracomunitari, e tuttavia «nelle vicinanze ci sono altre due istituti come le medie Fermi e Marconi con un numero ridotto di alunni immigrati». Non che la preside Battagliola ne faccia un dramma. «Siamo una scuola di frontiera - dice - abbiamo lavorato sodo allo svecchiamento della didattica, disponiamo di un progetto di integrazione efficace, e i genitori dei nostri alunni sono convinti al pari dei docenti che la presenza di stranieri sia una risorsa, nonchè una sfida in positivo per l’intera società».
Tuttavia è vero pure che «in città alcune scuole hanno scansato gli immigrati» e una soluzione «potrebbe essere l’anagrafe scolastica centralizzata - aggiunge la preside -, che permetterebbe al Csa di controllare on line le iscrizioni». Quanto alle quote taglia corto: «Sono impraticabili, e anche spostando i ragazzi non si risolverebbe il problema». L’unica soluzione sta in «maggiori risorse di personale e favorire servizi in più dove c’è maggiore presenza di stranieri, come si è fatto con l’handicap».
Ma una distribuzione più equilibrata ci vuole. E poichè l’afflusso è pure in aumento per via dei ricongiungimenti soprattutto dall’Est, «se fino ad oggi abbiamo accettato tutte le iscrizioni - annuncia -, dall’anno prossimo arrivati al limite massimo diremo basta». Così lancia il sasso nello stagno.
E le «istituzioni» si confrontano. Sgombrato il campo da progetti di tetti o quote nel cassetto, Colosio dichiara la «ferma intenzione di proseguire il lavoro iniziato insieme tra scuole, amministrazione scolastica ed enti locali per elaborare strumenti di riequilibrio». Quali siano, ancora non è definito, ma il direttore del Csa pensa all’orientamento, a servizi aggiuntivi, a sistemi diversificati di inserimento degli stranieri a seconda delle provenienze, ad altri strumenti utili a non scaricare il problema sulle singole scuole disponibili e a evitare che altre lo scansino».
Anche l’anagrafe centralizzata «è una delle ipotesi su cui lavoriamo per avere vigilanza su affluenze e frequenze». Insomma, «è esclusa ogni forma di migrazione forzata, anche se il riequilibrio delle presenze è un problema reale». Alcuni genitori proprio alla Manzoni hanno preferito non confermare l’iscrizione al momento del passaggio alle medie. Ma nessuno li ha ritirati una volta iscritti. E al riguardo, la preside Battagliola sottolinea che «nessun episodio recente si registra al riguardo».
Anzi, «a Brescia non abbiamo avuto neanche un episodio di rifiuto dovuto ad atteggiamento xenofobo - aggiunge Colosio -, le preoccupazioni dei genitori sono esclusivamente didattiche perchè la scuola bresciana ha avuto sempre grande capacità di accoglienza, anche siglando accordi con i nove centri territoriali di intercultura per il coordinamento delle risorse».
E l’assessore Bisleri è sulla stessa lunghezza d’onda. «La concentrazione in alcune scuole è effettiva - dice - ma non ho mai parlato di soluzioni, piuttosto ho sottolineato il lavoro interistituzionale con progetti di accoglienza e mediazione culturale di cui ci siamo fatti carico per affrontare l’emergenza». La denuncia di Battagliola «è un grido d’allarme», riconosce. Ma il problema non si risolve con le quote, «è di metodo». Bisleri rivendica la «sensibilità dimostrata per ottenere le risorse della legge Turco».
Annuncia la disponibilità a trasformare il progetto di accoglienza, «se verrà finanziato», in badget per tutte le scuole e «non solo per quelle di frontiera». Ricorda l’Ufficio integrazione stranieri, la partecipazione alla Commissione per l’integrazione», eccetera. Tutti modi per governare un’emergenza che «adesso deve essere assunta come normalità e bisogna attivarsi per trovare soluzioni». Finora - precisa Bisleri - ci si è affidati alla buona volontà e allo spontaneismo, adesso ci vuole un investimento sociale comune. Finchè la concentrazione è stata considerata emergenza, è stata affrontata da una scuola militante e aperta al territorio, ora costruire un sistema più articolato è compito di tutti».
E forse il «primo tavolo» per progettare una distribuzione più equilibrata degli stranieri potrebbe venire proprio a fine mese dalla riunione del Comitato provinciale di indirizzo scolastico, a cui partecipano 6 rappresentanti della scuola e altrettanti degli enti locali. «Con il direttore del Csa abbiamo convenuto di non subire il problema ma di cercare di governarlo, e cominceremo a parlarne», conferma l’assessore Mazzoli, mentre precisa che «non abbiamo mai pensato nè mai sentito parlare di quote o tetti».
Tanto più che la definizione delle classi «è di competenza dei presidi». L’assessore, piuttosto, intende approfondire «progetti che si concretizzino in nuove risorse professionali, economiche e umane». Parla di risorse aggiuntive per insegnanti di italiano, per la formazione del personale, l’orientamento. E «se poi daranno anche una migliore distribuzione, benissimo». Ma «niente semplificazioni». La scuola è una cosa seria, senza offesa per il latte